Il volto di Sinner

Osservare non solo le sfide che questo giovane uomo affronta durante lunghe maratone tennistiche, ma soprattutto quelle espresse dal suo volto è qualcosa di unico di questi tempi.

A guardarlo attentamente possiamo vedere nel suo sguardo e sul suo viso scorrere le tensioni, le paure, le ansie e il ritrovato equilibrio emotivo fino al sorriso di gioia, quasi incredulo, che sigilla ogni sua vittoria.

Ma cosa fa di Sinner un campione, un eroe, un esempio virtuoso da imitare? Non solo il suo essere vittorioso, ma il suo essere un “virtuoso vincitore”. È proprio la virtù che riconosciamo in questo campione ventiquattrenne a commuoverci e stupirci. Un antico valore d’altri tempi, direbbe qualcuno.

Ma guarda un po’, ancora ci emoziona. Gli antichi elogiavano e spronavano i giovani ad esercitare e coltivare la virtù, segno di coraggio, audacia, ideali ed ardimento, ma soprattutto segno di forza morale. Ed è la forza morale che più ammiriamo in Sinner, il suo carattere, il suo temperamento.

È questo che ci porta a vederlo quasi come un alieno, con rimpianto e speranza per una gioventù che ha perso la sua tempra, che fa fatica a vincere la noia, a ritrovare la forza per affrontare i
sacrifici, il dolore e la sconfitta, ma anche la gioia e la soddisfazione di una sana e leale vittoria.

E allora, cosa fa di Jannik… Jannik? Soprattutto una scelta: essere andato via di casa a 14 anni. È questo il passo virtuoso che ha segnato fatalmente tutto il suo cammino di eroe. Non un allontanamento ribelle, non un rifiuto scomposto di regole familiari e di affetto, ma una sfida e una gara da vincere con se stesso.

Una sfida tra emozioni e lucido raggiungimento di un traguardo. Lasciare la casa è lasciare la sicurezza, la protezione, gli affetti, è imparare ad affrontare la solitudine interiore.

Lasciare il nido è dover imparare a volare da soli. E quando lo si fa non spinti da rabbia e dolore è ancora più difficile. Ci mette di fronte solo a noi stessi e alla coscienza che la prima sfida da imparare ad accogliere è quella dentro di noi tra la parte emotiva e quella razionale per imparare che poi non è una lotta tra chi vince e chi perde, ma la ricerca di un equilibrio tra le parti.

La fatica di ritrovare un’armonia virtuosa tra solitudine, sacrificio e ardore che vediamo sfidarsi sul volto di Sinner ad ogni incontro. Questo sarebbe importante allora: ricominciare a riflettere sulla formazione dei giovani attraverso la forza del sacrificio e della fatica per scoprire e provare a raggiungere le proprie passioni.

Fulvia Galli della Loggia